mercoledì 29 aprile 2009

Un compleanno e la Torta "Principessa sul Pisello"



Ci siamo conosciuti dieci anni fa giusto oggi.
Tu avevi una voce potente ma appena hai sentito che ti chiamavo per nome ti sei zittito e hai spalancato i tuoi occhioni su di me.
Adesso sono i miei occhi che ti guardano mentre dormi e che ti seguono mentre sali le scale della scuola.
Mi chiedo come sarai da grande.
Se negli anni riuscirò a vedere nelle fattezze dell’uomo che sarai questo visino che ho ancora davanti.
Non sono pronta a lasciare la tua manina per lasciarti correre verso i tuoi sogni e le tue speranze.
Ma è presto, per fortuna.
Questo è ancora il tempo delle coccole, dei discorsi, delle domande a bruciapelo: “Mamma, ma è vero che…” e degli occhi che ti scrutano cercando di capire se sei sincera mentre rispondi.
Io sono ancora il tuo porto sicuro.
Vorrei rimanerlo per molto tempo ancora, quando la vita ti travolgerà per un innamoramento mancato, per il tradimento di un amico, per un esame andato male.
E vorrei che un giorno tu possa sentirti così forte da poter camminare solo con le tue gambe sapendo che qui ci sono anche io, con una coccola fatta di sguardi e una torta, pronta ad ascoltare i tuoi successi, i tuoi traguardi, le tue emozioni per una vita che ti stai costruendo.
Buon compleanno, piccolo bimbo mio.

La torta l'ho chiamata Torta "Principessa sul Pisello" perchè assomiglia alla pila di materassi della favola omonima. Viene alta circa 35 cm per un diametro di 20.
Pazzesca... :)


Torta "Principessa sul Pisello"
Per la meringa (tre dischi a spirale diametro 20)
250 gr albume vecchio lasciato a temperatura ambiente
500 gr zucchero semolato

Per la mousse al cioccolato (modifica di quella di Santin)
200 gr cioccolato fondente al 70%
200 gr panna fresca liquida
150 gr panna già montata
4 gr di gelatina in fogli

Per la mousse al mascarpone
500 gr di mascarpone
150 gr zucchero (si va un pò a gusto)
4 gr gelatina in fogli
100 gr panna già montata

Si prepara prima la meringa, anche qualche giorno prima.
Si montano gli albumi con lo zucchero finchè non diventa un composto lucido e "fermo", poi si mettono in una sac a poche col beccuccio tondo largo 1,5 e si spreme a spirale in tondi di diametro 20 (io disegno la forma sul rovescio della carta forno).
Si mettono nel forno freddo, si accende a temperatura bassissima lasciando il famoso cucchiaio di legno nello sportello per far uscire l'umidità, si fa cuocere per 3 ore, poi si spegne e si lascia tutto così per almeno 6,7 ore senza toccare nulla nè chiudere lo sportello.
Se si fanno nel tardo pomeriggio, si possono lasciare tutta la notte.

Poi si preparano le mousse.
La mousse al cioccolato è una ganache a cui si aggiunge della panna montata, viene una meraviglia. Rispetto alla ricetta di Santin ho modificato un pò le dosi.
Si scalda la panna fino ad ebollizione, vi si aggiunge la gelatina messa ad ammorbidirsi in acqua fredda e poi strizzata, la si versa sulla cioccolata tritata, si aspetta un minutino e poi si mescola finchè il composto diventa di un colore marrone lucido ed omogeneo.
Quando la ganache ha la temperatura di 40°, cioè si è un pò intiepidita, si aggiunge la panna montata ferma, mescolando piano per non farla smontare.
In frigo a rassodare un pò (ma ci mette un attimo).
La mousse al mascarpone l'ho fatta proprio semplice semplice, senza uova.
Con lo sbattitore si mescola il mascarpone per ridurlo a crema, si aggiunge lo zucchero, si mescola finchè non è omogeneo, poi si aggiunge la gelatina ammorbidita in acqua fredda, strizzata e sciolta in un goccio di latte caldo.
Alla fine si aggiunge la panna montata mescolando bene per amalgamare il tutto.

Montaggio:
Sul primo disco di meringa disporre dei ciuffi grossi di mousse alternando i due tipi.
Poi metterne un pò anche nel centro in modo tale che il disco sia coperto completamente.
Sovrapporre il secondo strato di meringa, coprire con le mousse come con il primo e sovrapporre l'ultimo disco.
Meglio farla riposare un pò in frigo, almeno un paio d'ore così si "assesta" meglio.
Se si vuole, decorare con ribes brinato o con fragole intinte nel cioccolato.

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lunedì 27 aprile 2009

Fragole quasi "nature": è ammessa solo un pò di crema pasticcera...

Ma di quella buona, che te la assapori cucchiaino dopo cucchiaino.
E' concessa anche qualche ditata.



Le fragole a me piacciono anche "nature", appoggiate sullo zucchero tenendole per il picciolo e poi mangiate.
Però, se crema pasticcera deve essere, allora non ho dubbi: scelgo quella di.....


..Maurizio Santin.
Mi piace perchè si prepara in un attimo, non ha troppe uova, si conserva magnificamente.
Si può usare per farcire torte oppure da mangiare così, appunto, a cucchiaiate.

Crema pasticcera di Santin

1/2 litro di latte intero
4 rossi d'uovo
125 gr zucchero (io me metto 110)
40 gr di farina
scorza di limone (oppure i semini di una bacca di vaniglia, dipende dall'utilizzo finale della crema)

Far scaldare il latte con la vaniglia (o la scorza di limone) fino quasi all'ebollizione.
Mescolare i rossi d'uovo con farina e zucchero.
Versare un poco del latte nel composto di uova mescolando per amalgamare, poi versarne ancora sempre mescolando fino ad incorporare il latte completamente.
Rimettere sul fuoco a fiamma bassa mescolando finchè non si addensa.
Filtrare attraverso un colino e versare in una ciotola.
Far raffreddare coprendo con pellicola direttamente sopra la crema così non si forma la pellicina.

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sabato 18 aprile 2009

Voglia di primavera: Carbonara vegetariana di asparagi al profumo di basilico



Lo confesso: non so pulire e "maneggiare" un sacco di verdure.
Tra cui gli asparagi.
Per lo più mi affido alla clemenza di mia suocera che spesso mi elargisce manicaretti composti da verdure che io non saprei proprio nè pulire nè cucinare.
Però a volte capita che scatti la scintilla tra me e una verdura di quelle "intoccabili".
Capita che dallo scaffale del supermercato mi occhieggi dicendomi: "dai, provaci, che ci vuole..."
Mi lascio tentare e allora..

...compro la verdura.
La metto in frigo e rimando il momento in cui dovrò mettermi di fronte al fatto compiuto: devo imparare.
Mi faccio spiegare, un pò gironzolo di qui e di là e alla fine ci provo.
Beh, ma non era così difficile...
Così scocca la scintilla e da quel momento anche quella verdura è MIA.
Oggi ho preso gli asparagi: mai puliti nè cotti.
Ci ho provato.
Ho raschiato col pelapatate i gambi, li ho legati a mazzetto, li ho bolliti in piedi nella pentola lasciando le punte fuori per circa 15 minuti, poi li ho immersi in acqua fredda con qualche cubetto di ghiaccio per non farli scurire.
Oh, molto molto più facile a farsi che a dirsi.

Carbonara vegetariana di asparagi al profumo di basilico

per due persone
una ventina di punte d'asparago lessate (i gambi possono essere conservati per fare un risotto o una crema)
due uova
una manciata di parmigiano
quattro, cinque foglie di basilico
200 gr spaghetti
Si ripassano le punte d'asparago in una padella con un poco di burro.
Si sbattono le uova in una ciotolina con un poco di parmigiano e sale.
Nel frattempo si cuoce la pasta, scolandola quando è molto al dente.
Si spadella la pasta con le punte d'asparago aggiungendo un poco dell'acqua di cottura tenuta da parte e in ultimo le foglie di basilico spezzettate finemente a mano.
Poi si versa subito in una ciotola, si aggiungono le uova sbattute, si mescola e si copre con un coperchio, lasciando riposare per circa cinque minuti.
Si serve aggiungendo qualche scaglia di parmigiano.




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domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua!.... La Pastiera Ortodossa



Ci sono dolci che o li ami o li odi.
Sono dolci della tradizione.
Vanno presi per quello che sono anche se troppo dolci, troppo ricchi, troppo e basta.
Ma sono della tradizione.
Si fanno una volta l'anno e allora vanno fatti come si deve.
La pastiera è uno di quei dolci.
Un tempo la facevo in una versione pseudo light, toglievi un pò di qui, diminuivi un pò di la nell'illusione di renderla un dolce adatto alla quotidianità anche se tale, in assoluto, non è.
Quest'anno, dopo anni che non la facevo, ho deciso che l'avrei fatta secondo tradizione.
Ho scelto la ricetta di Elisabetta di Coquinaria.

Da lei ho imparato le delizie al limone, da lei le brioche profumate di Giorilli, insomma, Elisabetta è brava, di quella bravura fatta di studio, passione, prove.
A parte la frolla per il resto ho seguito la sua ricetta quasi alla lettera.
Le modifiche sono state minime e non toccano la ricetta nella sua essenza.

Pastiera

Dosi per due tortiere da 30 (io ne ho fatto una da 24, due da 20 e due minipastierine da 6)
Per la frolla:
400 gr farina 00
200 gr farina di semola
300 gr burro
200 gr zucchero
6 rossi
scorza di limone grattugiata
Si impasta la frolla e si mette a riposare avvolta nella pellicola in frigo per almeno mezzora.

Per la crema di grano:
un barattolo di grano precotto (gr 580)
250 gr latte
scorza intera di limone
una bacca di vaniglia
Si mette il grano in un tegamino, si aggiunge il latte, i semini di vaniglia, la scorza intera di limone e si porta ad ebollizione mescolando per far sciogliere i grumi di grano.
Si lascia intiepidire.
Quando è freddo si toglie la scorza di limone.

Per la crema pasticcera:
300 gr latte
2 tuorli grossi
80 gr zucchero
35 gr farina
Mescolare i rossi d'uovo con zucchero e farina e stemperare con un poco del latte scaldato, piano piano aggiungere il restante latte e rimettere sul fuoco mescolando finchè non inizia l'ebollizione e si addensa.
Mettere a raffreddare.

Per la crema di ricotta:
750 gr di ricotta asciutta
300 gr di zucchero(si può aumentare a piacere)
6 tuorli
4 albumi montati a neve
Cedro candito (io ho trovato dei canditi misti)
Setacciare la ricotta e mescolarci lo zucchero. Lasciar riposare per un pò in frigorifero.
Poi aggiungere un tuorlo per volta mescolando finchè ogni uovo si amalgama al resto.
Poi aggiungere la crema di grano, mescolando per bene, poi la crema pasticcera, poi i canditi e alla fine i 4 albumi montati a neve ferma.
Elisabetta consiglia di far riposare la farcitura per almeno un paio d'ore in frigo così non si gonfia troppo in cottura.
Stendere la frolla, lasciandone un poco per le strisce, sulle tortiere abbastanza sottile arrivando fino al bordo (le tortiere devono essere preferibilmente quelle svasate con il bordo alto 4 o 5 cm).
Versare la crema di ricotta fino al bordo di frolla, livellandola leggermente.
Decorare con le strisce.
Infornare in forno già caldo a 160° e lasciare cuocere per almeno 1 ora e 40 minuti, o perlomeno finchè la superficie non diventa dorata.
Si sforna, e si lascia riposare nella tortiera coperta da un canovaccio per almeno un paio di giorni.


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giovedì 9 aprile 2009

Col cioccolato vi lascio e col cioccolato vi ritrovo: Torta alle noci e cioccolato senza farina nè grassi



L'immagine è di repertorio perchè per qualche tempo i dolci mi devono stare alla lontana.
Sono tornata, tutto a posto.
Sono contenta di ritrovarvi.
Un abbraccio circolare che inizia qui e ritorna qui e nel mezzo comprende tutti voi ci sta proprio.
Pronti?....Fffffatttto. :)
Torniamo alla torta.
Merita, ah se merita.
Senza farina, senza burro nè olio nè altri grassi.
Si fa in un attimo, resiste brillantemente anche qualche giorno.

La ricetta l'ho vista su Gambero Rosso o meglio ho visto la procedura, facile, ma le dosi non le ho trascritte e me le sono ricostruite a naso.
Poi, successivamente, ho recuperato le dosi della ricetta trasmessa.
Cambia la proporzione tra cioccolato e noci: nella mia "rifatta" le dosi sono uguali, in quella originale le noci prevalgono.
A me piace più quella in cui si sente bene il cioccolato, così vi propongo la mia "rifatta".
Eccola.

TORTA AL CIOCCOLATO E NOCI senza farina e grassi

200 gr noci
200 gr cioccolato fondente
200 gr di zucchero (consiglio vivamente di ridurre un pò la dose se si vuole accentuare il gusto fondente)
6 uova
maizena per rivestire la tortiera

Nel mixer si mettono zucchero, noci e cioccolato e si tritano piuttosto grossolanamente.
Si versano in una ciotola, si aggiungono i rossi mescolando per amalgamarli bene al composto.
Il composto risulta abbastanza corposo e poco morbido ma non spaventatevi, va bene così.
A parte si montano i bianchi a neve non fermissima, poi si incorporano al composto di noci, cioccolato, zucchero e uova spatolando dal basso verso l'alto per non smontarli.
Il tutto, alla fine, risulta abbastanza morbido, quasi liquido.
Si unge con pochissimo burro (o olio di riso, beh qui i grassi ci vanno per forza) una tortiera diametro 24, si cosparge con la maizena (se non ci sono problemi di intolleranze, si può usare la farina) buttando via l'eccesso, e ci si versa il composto, battendo pianino poi la tortiera sul piano di lavoro per far scoppiare eventuali bollicine.
Si inforna in forno già caldo a 180° per 15 minuti, poi si abbassa a 170° per altri 20, 25.
La torta è pronta quando la superficie è porosa e toccandola delicatamente con la punta di un dito non si abbassa.
Sfornare e lasciare raffreddare.
La superficie della torta, raffreddandosi, si abbasserà un pò, ma non implode.
Quando è ben fredda, sformare e cospargere di abbondante zucchero a velo.

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domenica 29 marzo 2009

Un ricciolo della mia simil-Nutella per un saluto



E' un periodo che cerco di ritrovare i sapori di anni fa, sarà l'età che avanza?
Gli osvego mi ricordano l'infanzia.
La nutella pure.
Non che quei biscotti fossero i miei preferiti però a casa non mancavano mai ed erano ottimi inzuppati nel classico tazzone di latte e cacao.
Sarà che quando ero piccola io non c'era la miriade di biscotti e biscottini che adesso occhieggiano invitanti dagli scaffali: mi ricordo gli Atene, mi ricordo i Pavesini, qualcosa col cioccolato, e poco altro.
Osvego compresi.
E visto che mi assento per qualche giorno, causa combattimento con un altro drago, posto il mio saluto con la ricetta della mia simil-Nutella.

Non è fatta col bimby perchè non ce l'ho e quindi mi arrangio con un vecchio macinacaffè della moulinex per tritare più finemente possibile le nocciole e poi uso il mixer-tritatutto.

Crema di cioccolato simil-Nutella

100 gr nocciole tostate e spellate
200 gr cioccolato fondente
100 gr cioccolato al latte
150 gr zucchero
160 gr latte fresco intero
90 ml di olio di riso
1 cucchiaio di estratto alcoolico di vaniglia (o i semini di una bacca)

Si tritano le nocciole con il macinacaffè e un poco dello zucchero finchè non si ottiene una pasta (se si ha l'omogeneizzatore è perfetto).
Poi si mette la pasta di nocciola così ottenuta nel mixer, aggiungo i due cioccolati spezzettati, faccio fare un giro alle lame e trito, aggiungo il restante zucchero, l'olio, la vaniglia, il latte e faccio girare per un pò le lame finchè il composto non è una cosa inguardabile che non sembra nè carne nè pesce nè tantomeno crema di ciccolato.
Potete vedere qui il procedimento, anche se rispetto alla ricetta pubblicata all'epoca ho cambiato nel tempo qualcosina.
Trasferisco il tutto in un contenitore a bagnomaria e sul fornello a fuoco medio faccio cuocere mescolando finchè la cioccolata non si è sciolta, non ci sono più grumi e l'aspetto e il colore sono marrone vellutato uniforme.
A questo punto si invasa, e si fa raffreddare a temperatura ambiente.
Poi si conserva in frigo per un bel pò, anche quindici giorni.
Ma non ci arriva....

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sabato 28 marzo 2009

Menù di stasera: Pane burro e zucchero a lume di candela.

Stasera dalle 20.30 alle 21.30 noi spegniamo le luci e quanto di non indispensabile che sia alimentato ad elettricità.
E mangeremo questo



raccontandoci qualche storia di quando eravamo piccoli e divertendoci a leggere negli occhi di nostro figlio lo stupore nel tentativo di immaginare in noi i bimbi che eravamo.
Ed immaginare la bontà delle merendine di una volta: pane burro e zucchero oppure il panino con dentro la tavolettina di cioccolata fondente.
Racconteremo di qualche marachella combinata tanti e tanti anni fa da una ragazzina cicciottella coi calzini bianchi sempre giù e la gonnellina scozzese a pieghe o da un ragazzino alto e magrissimo che il nonno portava in giro sulla canna della bicicletta, e lui sarà felice e complice del nostro racconto, unito a noi dalle storie che forse un giorno racconterà ad altri bimbi, i suoi.
Riusciremo ad annullare per qualche minuto la distanza degli anni che ci separano, saremo di nuovo tutti bambini con la testa tra le nuvole e qualche briciola in tasca.
E forse dopo un'ora non riaccenderemo nulla, ci lasceremo ancora cullare dalle lucine esili delle candeline colorate sparse intorno a noi.


Se volete partecipare anche voi, leggete dell'iniziativa Earth Hour indetta dal wwf.

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giovedì 26 marzo 2009

Curry Masoor Dal: ma parla come mangi...

E va bene, sono delle semplici lenticchie rosse al curry.
Però fa più ganzo dirlo in indiano.



Adoro le lenticchie.
In tutte le forme.
Anche solo bollite e condite con olio.
Questa è una variante che sconfina nell'etnico ma che mi piace da morire.
Semplicissima.
Da mangiare così, a cucchiaiate golose.

Lenticchie rosse al curry.

Preparare un trito di carota, sedano e cipolla bianca.
Farlo leggermente rosolare in pochissimo olio d'oliva.
Poi aggiungere le lenticchie e rosolarle un pò mescolando perchè non attacchino.
Aggiungere un pò di concentrato di pomodoro, mescolare e fare insaporire bene.
Poi coprire con acqua calda e lasciare cuocere a fuoco basso finchè il liquido non si è ristretto e le lenticchie non sono morbide.
In una padella mettere un goccio di olio d'oliva e abbondante aglio tagliato a fettine sottili.
Quando l'olio si è scaldato, versarvi abbondante polvere di curry della miscela che preferite e fare insaporire l'olio col curry senza far bruciare l'aglio.
Versare nella padella le lenticchie sgocciolate e mescolando fare insaporire per bene.
Fatto.

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martedì 24 marzo 2009

Spaghetti alla chitarra per un Meme



Una delle cose da cui dipendo è la pasta.
Preferibilmente rustica, grossa, che si debba masticare bene percependone il gusto che prima emerge da solista e poi piano piano si confonde con il condimento.
E quindi gli spaghetti alla chitarra possono ben meritare il primo posto tra le mie dipendenze inguaribili.
Ma andiamo per ordine.


Fiordisale mi ha inviato un meme, questo:

Le cinque cose da cui sei dipendente


Orbene, "dipendenza" significa che qualcosa ti è indispensabile, qualcosa di cui proprio non puoi fare a meno, qualcosa a cui ti aggrappi quando senti di avere bisogno di certezza, sicurezza, rifugio.
Prendo uno shaker, verso dentro le cose (materiali e non) da cui dipendo: questa, ah beh, si, anche questa, quest'altra....
E agito.
Non troppo sennò mi confondo.
Apro il coperchietto dello shaker: uh, che guazzabuglio.
Però distinguo nettamente queste cinque.
- il sorriso di chi amo: che dire, è fondamentale. Una parola ed una carezza da chi mi vuole bene è necessario per me; dare una carezza o un sorriso a chi amo è altrettanto necessario più ancora che riceverli.
- i libri: porto sempre con me un libro da leggere, ogni momento è buono per aprirlo e divorare pagine su pagine. Mi perdo nelle mie letture, andare in libreria è una sorta di rito: m'incanto per ore davanti agli scaffali, rifuggo dai libri che "vanno di moda" e preferisco cercare il colpo di fulmine leggendo qualche riga di libri non conosciuti. Se mi attira, è fatta, non lo mollo più.
- la casa: il mio rifugio, non potrei farne a meno, quando sono fuori non vedo l'ora di tornarci per rilassarmi tra le mie cose e le mie abitudini.
- la musica: sono onnivora in fatto di musica (beh, a parte le canzoni Sanremo"s Style che non sopporto molto), mi fa compagnia, mi manca quando non c'è, ballicchio e canticchio come una scema quando ne sento una che mi piace particolarmente, mi emoziono per quelle che mi ricordano momenti o persone, insomma, mi è indispensabile.
- pasta e pizza: qualche tempo fa avrei scritto il cioccolato ma vado a fasi alterne, quindi non ne dipendo così fortemente come dalla pasta e pizza. Toglietemi tutto ma non ciò che è panoso e salato.
Spessissimo mi preparo degli spaghetti alla chitarra come quelli della foto, non importa il condimento, mi piacerebbero anche da soli con un filo d'olio d'oliva.
Certo che se poi ci si mette qualche vongolina verace, qualche filettino di pomodoro, prezzemolo, li si ripassa in padella....è meglio.

Ah, dimenticavo di passare il meme a qualcunaltro... dato che mi muovo sempre in ritardo, mi sa che praticamente tutte le amiche blogger l'avranno già ricevuto e fatto, quindi lo passo a chi venisse a fare un giretto qui e non l'avesse ancora ricevuto.

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sabato 21 marzo 2009

A Garfield questa è piaciuta molto: Sbriciolata al limone, limoncello e profumo di rosmarino



Il Garfield che c'è in me se ne intende.
Gatto dal palato fino.
Quando assaggia qualcosa, la sua mente diabolica corre già a pensare cosa modificare e quali sapori aggiungere o togliere.
Prendiamo la sbriciolata alla crema.

La ricetta trovata su Coquinaria (ricetta di Rompyna), assaggiata, molto buona si ma.... perchè non cambiare qualcosa?
E così al posto della crema pasticcera Garfield ci mette la crema al limone preferita (ricetta di StefaniaDE), gusto aspro e dolce al tempo stesso.
Nel crumble invece ci aggiunge un pò di rosmarino e limoncello.
Diminuisce molto il lievito.
Sostituisce una parte di farina con della semola perchè il crumble sia più croccante.
Insomma, la stravolge.
Ma il Garfield che c'è in me c'azzecca spesso.
E anche stavolta gli è andata bene.

Sbriciolata al limone, limoncello e profumo di rosmarino

per il crumble
100 gr farina 00
100 gr farina autolievitante
100 gr semola
100 gr burro a tocchetti
125 gr zucchero
1 uovo intero
un cucchiaino di rametti di rosmarino
1 bicchierino da liquore di limoncello

per la crema di limone
3 uova intere
120 gr zucchero
il succo di tre limoni grandi
Preparare il crumble così:
nel mixer (quello con le lame) mettere le farine e gli aghi di rosmarino e accendere così si tritano e si amalgamano.
Poi aggiungere lo zucchero, il burro, limoncello e l'uovo e fare andare un pò le lame finchè l'impasto non è sbricioloso.
Versare in una ciotola e riporre in frigo.
Nel frattempo preparare la crema di limoni sbattendo le uova in un pentolino, poi aggiungere lo zucchero e mescolare poi infine il succo dei limoni sempre mescolando.
Mettere sul fuoco e ancora mescolare finchè non addensa.
Se rimangono dei grumi bianchi (è l'albume) basta dargli una frullata con il minipimer.
Mettere la crema ad intiepidire.
Foderare una teglia (rettangolare 20x30) con della carta forno bagnata e strizzata.
Disporre circa metà delle briciole sulla carta forno, sbriciolando un poco le molliche più grandi e senza lasciare spazi vuoti.
Poi versarvi la crema di limone e ancora le restanti briciolone sopra.
Infornare in forno già caldo a 180° per circa mezzora.
Non maneggiare finchè non si è completamente freddata.

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