lunedì 8 settembre 2008

Je n'oublie pas Paris 1: Omelette au chevre et tomates



Io ero convinta di saper fare le omelette.
Prima di provare quelle vere, le famose omelette "baveuse" dove l'uovo all'interno è praticamente lasciato molliccio e non molto cotto.
Beh, detto così fa un pò impressione eppure a mangiarle ogni diffidenza passa.
Intanto ho scoperto che, al contrario delle frittate nostrane che vogliono fiamma forte, le omelette necessitano di fuoco medio per non dire deboluccio affinchè non si formi troppa crosticina nella parte a contatto con la padella.
Le uova non devono essere sbattute molto (e questo vale anche per le frittate) e a parte un pizzico di sale non va aggiunto nulla.
Si parte da un minimo di tre uova ad un massimo di otto, al di là di questi limiti pare che le omelette non riescano bene.
Mah, io ho provato con due uova e un padellino piccino, anche perchè tre uova a cranio mi sembravano alquanto eccessive.
Comunque si versano sopra un filo d'olio già caldo le uova leggermente sbattute e si lascia cuocere adagio per qualche minuto.
Quando il sotto si sta rapprendendo ma il sopra è ancora molliccio ("baveuse" appunto), si leva dal fuoco, si farcisce con pezzettini di chevre e fettine di pomodorini fatti precedentemente insaporire con timo e si piega con una palettina una metà sull'altra.
E poi sul piatto.
E poi nelle ganasce.

4 commenti:

le pupille gustative ha detto...

bellissima foto, fa venire davvero fame. Come sempre,complimenti, trovo il tuo blog meraviglioso!

Monique ha detto...

slurp!!l'omelette è l'unico modo per farmi mangiare le uova e l'adoro...fameeeee

Artemisia Comina ha detto...

bel blog.

L'Antro dell'Alchimista ha detto...

Splendida foto, splendida ricetta! Insomma da provare. Buona serata Laura