lunedì 5 gennaio 2009

L'aspirazione verticistica alla levità del Pan di Spagna



Liceo classico.
Una mattinata tranquilla come tante.
Classe attenta.
O perlomeno sembra attenta.
La professoressa d'italiano commenta la Divina Commedia, cercando di affascinare e catturare le nostre giovani menti e costringerle a galoppare a criniera fluttuante attraverso le allegorie e metafore dantesche, piuttosto che altrove.
Io avrei preferito altrove e come me, lo affermo senza tema di smentite, parecchi altri miei colleghi di "sventura".
Ma siamo studenti di liceo classico, dobbiamo contibuire a tenere alto il Sacro Fuoco del Sapere, e poi, vuoi mettere, la professoressa ha dalla sua un'Arma Temibile: registro e voti.
Più che il Saper potè il Timore e così tutti cerchiamo di opporre alle parole alate della professoressa uno sguardo e un'espressione di viva partecipazione quasi sconfinante nella meraviglia e approvazione indefessa, girando ogni tanto l'occhio al resto della classe per sondare l'andamento generale delle manifestazioni altrui, tanto per non apparire inadeguati.
Un pò come quando si va al cinema per vedere un film in lingua originale ma non si è tanto padroni di quella lingua: si ride se gli altri spettatori ridono, si fa "ohhh" se gli altri fanno "ohhh".
La professoressa va avanti imperterrita, citando i critici più affermati, buttando a piene mani nell'arena che vede invece il nostro interesse scontrarsi pesantemente con la voglia di essere altrove, manciate di versi, brandelli di cantiche, alate interpretazioni e noi lì, inermi.
Ad un certo punto nella classe aleggia un "L'aspirazione verticistica a Dio di Dante".
O qualcosa di molto molto simile.
Inutile soffermarsi troppo sulla frase in sè.
Teoricamente potrebbe interpretarsi come il tendere verso qualcosa, la sublimazione assoluta etc etc ma Dante e coloro che lo hanno spiegato in fior di tomi sono un Dogma: li si accetta/li si subisce/non si discutono.
Ma da quel giorno la frase "L'aspirazione verticistica" è entrata a far parte nel mio lessico del roboante, dell'iperbolico, dell'assurdo.
Questa come tante altre frasi che ancora oggi riemergono nei discorsi di noi compagne di ventura quando ci si vede.
Oggi donne, allora ragazze.
Quando ci guardiamo negli occhi, non ci sembra sia passato tutto questo tempo.
Negli anni abbiamo attraversato percorsi diversi eppure tangenti.
Il momento più bello è stato rivedersi anni e anni dopo nello stesso parco dove andavamo quando saltavamo la scuola, con tutti i nostri piccoli, chi a due, chi a quattro zampe, chi col ciuccio e chi con la coda.
E rivedersi ogni volta è una magia, un calore che ti avvolge perchè siamo sempre noi.
Le risate, l'intimità, l'affetto sono quelli di sempre.
Nonostante il tempo.
Il Pan di Spagna non c'entra nulla con l'aspirazione verticistica ma sa di "casa", di "buono", di "sempre".
Una base neutra che insieme ad altro diventa superbo.
L'espressione massima de "l'unione fa la forza".
E lo dedico a Noi, Ragazze del secondo, terzo e quarto banco della fila vicino alla finestra.

Pan di Spagna "evergreen"

dosi per una tortiera di diametro 28
6 uova intere
187,5 gr farina 00
187,5 gr zucchero semolato

Montare le uova intere con lo zucchero finchè non aumenta quasi a triplicare di volume e se si alza la frusta il composto cola giù lentamente a nastro.
Aggiungere la farina setacciata mescolando con la spatola dal basso verso l'alto per non smontare il composto.
Versare nella tortiera (a fondo apribile, altrimenti mettere un disco di carta forno sul fondo) imburrata.
Infornare a 180° nel forno già caldo per circa 40 minuti, il pan di spagna è cotto quando si stacca dal bordo della tortiera e poggiando una mano leggermente sulla superficie non rimane l'impronta.
Sfornare subito e togliere dalla tortiera per far raffreddare su una gratella.
Se si vuole farcire, meglio farlo riposare un giorno avvolto nella pellicola per evitare che secchi.

11 commenti:

Fra ha detto...

bello questo ricordo e bello anche questo pan di spagna che come dici tu sa di casa e di per sempre
Un bacio
Fra

mariè ha detto...

é bellissimo questo racconto, bellissima la commistione tra la cultura e il cibo e i ricordi, bellissime le vette a cui conduce l'alta poesia e l'alta pasticceria:)

Claudia ha detto...

Come t'è venuto bene il pan di spagna.. io oramai non lo faccio da tempo, la suprficie mi viene sempre deforme.. :-S ahime! baci baci

Romy ha detto...

Ho letto volentierissimo questo bel post, che ha riportato anche me al mio banchino del Liceo Classico...Quanti ricordi! Viva l'aspirazione verticistica, il pan di Spagna e Dante! :-D

sweetcook ha detto...

Quanti ricordi...anch'io ho fatto il classico:)
Pan di spangna direi perfetto, complimenti!

unika ha detto...

bello il tuo racconto scolastico...pandispagna perfetto:-)
Annamaria

dolci a ...gogo!!! ha detto...

il pan di spagna è davvero uno spettacolo ma anche il racconto nn fa una piega!!bacioni imma

rockapasso ha detto...

Ora piango!!! Io c'ero, ero lì al secondo banco, e l'aspirazione verticistica non me la ricordo perché sicuramente ero lì a capo chino sul mio quaderno di parole di canzoni che trascrivevo testi, probabilmente di De André o di Guccini... E darei non so che cosa per ritrovarmi in classe con i miei compagni adesso, all'età che abbiamo ora, e passare quelle giornate che allora sembravano una noia mortale, e che adesso sarebbero per me puro godimento... Come una torta fatta col tuo pandispagna!

lenny ha detto...

Quanti ricordi nel tuo post dantesco ...
Non ho mai avuto il coraggio di preparare il pds senza lievito, affidandomi alla lunga e paziente lavorazione fino ad arrivare allo stadio "becco d'oca".
Ciao

Gunther ha detto...

un bellissimo racconto dei tempi della scuola, ma il pan di spagna è delizioso

Alessia ha detto...

Questa è una di quelle ricette che si vestono di mitologia in casa mia. Con tante varianti e trucchi del mestiere..
Mi hai fatto tornare in mente i tempi del liceo..io Dante l'ho adorato, ma a ben pensare io adoravo tutta la letteratura.

ciao!

A.